Quarta Poetica
Quarta Poetica
Quarta Poetica

 

Dorme accovacciata e raggomitolata nella coperta. Incatenata al suo destino di profuga.
Disgraziata stipata assieme ad altri disgraziati nei pochi metri di un instabile barcone.
Perduti oramai in un tempo indefinito ed in uno spazio sconfinato che minacciosamente seguita a condurli tra febbre, fame, dissenteria, nausea, morte e speranza aggrappata all’ultimo sguardo di Rashid morente, all’ironia di Tarik; alla forza materna di Alija che sembra afferrare la crocfe a cui è legata per gridare in faccia al mondo il suo Stabat mater.
Sinistro viaggio su una narrenschif moderna. Quante cose possono accadere in pochi metri quadrati? Quante storie trasportano i barconi che vediamo in televisione, svuotarsi sulle nostre coste?
Alla periferia del mondo esistono anche in questo momento esseri umani che navigano nel mare delle nostre coscienze troppo sane, troppo pure, troppo salve.
Recitata in arabo, in latino ed in italiano l’azione teatrale si conclude con il necessario coinvolgimento del pubblico che dovrà sporcarsi con la terra insanguinata di un popolo su cui i cannoni della nostra opulenta occidentalità puntano, pronti a fare fuoco nel caso in cui le loro grida si trasformassero in denunce ben comprensibili.
Tarik, Tarik…ma…questo mare non si ferma mai?

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