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Questa sera a Pergine una performance sul tema della follia
Donna, ritmo, poesia e danza
L’Adige 13\05\2005

Di Mario Anelli

PERGINE – Come si fa a danzare una poesia ed a dipingerla in modo non superficiale, ma profondo? Poesie che dicono della follia. Tre donne assieme ci provano questa sera al teatro don Bosco di Pergine, convinte che il filo rosso della follia come forza creatrice possa sprigionare le loro energie e suscitare quelle degli spettatori. Sono Marzia Todero, poeta, Maria Cristina Zanon, danzatrice e coreografa e Valeria Manzi, pittrice e dedita all’incisione.

“La poetica della follia” è divisa in tre momenti. Nel primo e secondo tempo , la lettura dei testi sarà curata dagli attori della Compagnia teatrale cittadina, accompagnati dalla performance pittorica della Manzi;  nel terzo ed ultimo tempo, l’autrice stessa leggerà quattro dei suoi testi mentre la Zanon li interpreterà danzando.

“Il suono dell’anima è là/dove nasce un corpo pensante/dove nasce un pensiero corporeo/”, inizia un lavoro della Todero contenuto nel ciclo dell’arte. E “Toccami/affinchè io possa ritrovare l’esule corpo d’anima/,inizia un altro suo lavoro, del Ciclo dell’Eros.

I lavori di questa sera appartengono all’ultimo ciclo. Marzia Todero v’ha distillato dalle esperienze compiute. Come collega la poesia alla danza? “Fa parte del mio percorso, perché sto cercando il completamento reciproco tra diverse forme espressive e sentivo la mancanza di nesso tra corporeità e parola. La mia parola viene dalla identità di genere, è poesia di donna”.

Tema discusso e controverso.

“Io credo ci sia la poesia di donna, faccio un po’ fatica a credere nell’oggettività del linguaggio, nella neutralità del linguaggio e dell’arte. Il ritmo è intimamente connesso all’identità femminile, per questo ho cercato chi mi esprimesse in danza. La donna è ritmo per natura”.

Ritmo, follia e creatività.

In quale rapporto sono rappresentati a Pergine? “Credo che la creatività, come energia e forma espressiva,appartenga a tutti,credo che trovi  il suo motore nelle nostre energie emotive, nel materiale del nostro subconscio.  Il poeta fa degli affondi, attinge a questo materiale e lo porta in superficie,riesce ad esprimerlo ed a renderlo leggibile anche agli altri. Ma c’è anche chi non riesce a rielaborare la materia in immagini ed emozioni e ne diventa preda, sfora nella follia”.

Cristina Zanon tenterà di dare corporeità a queste riflessioni. Come le vivrà, danzando?”Si userà solo la parola, senza musica. Cercherò di mettere in movimento le parole che stanno sulla carta, ricevendole dalla lettrice come impulso di movimento, come ricerca sul copro. La fonetica per me sarà l’unico suono. Cercherò di incastrare il mio movimento sulla parola”.

Valeria Manzi ha già inciso, per illustrare le poesie di Todero, punte secche su rame. Ha lavorato in varie Accademie italiane ed ora vive a Milano operando nella galleria “Venticorrenti”. Dice:”Nelle parole ho trovato umori di anime intrappolate, qualcosa di non risolto, qualcosa che è ferita. La mia idea è di lavorare con il nero ed il rosso con inchiostri, carboncini su fogli grandi”.