La poetica dei cicli La forma stilistica che assume l'esistenza

La poetica dei cicli
(Rovereto, Edizioni Osiride, Collana “i fiori blu”, diretta da Mario Cossali).

Quest’ultima è una raffinata raccolta, un esempio veramente significativo di poesia colta, poesia indagatrice, di forte mobilità interiore. Per “poetica” la Tòdero intende “la forma stilistica che assume l’esistenza”. Ci  troviamo di fronte ad un esercizio di stile alto, dove la tensione emotiva non dà tregua al lettore. Il percorso intellettuale di Marzia Tòdero è stato permeato dalla lettura di alcuni importanti scrittori e pensatori: da Pirandello a Calvino, da Rilke a Hoelderlin, da Kierkegaard ad Heidegger, da Sartre a Nietzsche, da Fromm a Jung, da Foucault a Jaspers.
Il lessico di questa silloge è ricco di echi ancestrali, di immagini emotivamente intense. Una parola poetica, quella della Tòdero, che ri-cerca e interroga, mai paga, sempre pronta ad accogliere la “bellezza del dolore”. Sulla scorta di vari modelli (da Cecco Angiolieri a Mario Luzi, da Vittorio Sereni ad Alda Merini, da Amelia Rosselli, a Pier Paolo Pasolini, da Alfonso Gatto ad Eugenio Montale) la poesia della Tòdero si declina soprattutto come attività conoscitiva. Sullo sfondo di tutti i componenti del florilegio resta il dolore: fermo, esatto, misura di ogni esistenza. “La poesia/ altro non dètta che punti/ chiari sopra l’angoscia” (Gianni D’Elia). “Se un poeta dona le sue carte con l’intenzione di regalare i propri patimenti, le ansie, le mille anime, gli altri ‘dovrebbero ringraziarlo’. Perché il poeta con gli occhi rarefatti dalla follia sta guardando il destino anche per loro. Le foglie del destino sono vagabonde, scorrevoli e piene di baci amorosi” – (Alda Merini).